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Archivio per la categoria ‘Moleschine’

Sintetizziamo la vita

13/01/2010 Lascia un commento

Emmanuel Mounier

«È necessario soffrire, perché la verità non si cristallizzi nella dottrina» [Emmanuel Mounier]

Di conseguenza anestetizzare, condannare, tagliare, fuggire, censurare qualsiasi desiderio umano è un tentativo di eliminare l’umano, l’uomo. Il problema è, al contrario, assumere tutto l’umano e in questo caso la situazione che si presenta nella tua vita, e andare a fondo della questione, prendere sul serio il tuo cuore.

Solamente prendendo sul serio la nostra umanità nella sua totalità, senza censurare nulla, senza imporle schemi prestabiliti, un uomo può arrivare a dire Tu al Mistero, passando per i gemiti del parto che ogni istante della vita contiene. Gemiti che sono la condizione della nostra umanità dandole una felicità che, personalmente, vedo in tutto ciò che è nato attorno a me.Ci vuole però una modalità imprescindibile, un innamoramento vissuto obbedendo.

Il rischio è quello di una riduzione della fede a senso religioso, a etica o a sentimento, come sta avvenendo nella nostra epoca.

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Felicemente triste

01/12/2009 Lascia un commento

Ti ritrovi solo, anche se in mezzo a centinaia di auto e Tir, incolonnate in autostrada, la solita autostrada,  le solite auto lampeggianti, i soliti enormi e gorgoglianti Tir. I soliti pensieri che ti annebbiano la concetrazione, sempre massima onde evitare l’impatto funesto che già mi colse in passato. La solita pioggerella che entra dovunque. I soliti pensieri che ti entrano ovunque.

Dicevo, ti ritrovi in mezzo alla carreggiata, in mezzo ai tuoi pensieri, che si susseguono come gli specchietti  delle auto, che superi evitandoli con estrema maestria, quasi con facilità.
Non superi però con la stessa facilità i pensieri che continuano, gli stessi pensieri, commenti, domande e autorimproveri, che ti invadono la corsia della normalità; devi stare, essere sempre vigile per non cadere, anche qui, sapendo che sarà una caduta molto più pericolosa.

E la meta? non è la tua casa, ma l’ospedale. La nascita, una nuova vita…due nuove vite, due nascite, i tuoi amici, le loro facce quando escono dalla sala e ti dicono, è nata in un caso, è nato nell’altro. E tu? Cosa ci fai lì? La pioggerellina che ti batte ancora in testa, come se piovesse da sempre, come se fosse normale. I pensieri battono ancora imperterriti, continui a pensare a cedere alla tentazione dolorosa.

Ma continui…perchè? Perchè, non si sa come, sei contento, sei felice.
Ti ritrovi felicemente triste davanti ai miracoli.

Ha smesso di piovere e non l’hai deciso tu.

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Attesa senza confini

26/11/2009 Lascia un commento

Ieri, con aria d’attesa mi ritrovai sotto una pioggerellina fine, riparandomi sotto una tettoia di un affollato McDonald, mi accorsi di non essere in Italia, Milano, zona Lotto.

Ero circondato da lingue differenti, persone di nazionalità improbabili mi passavano accanto, sembrava di stare in uno di quegli aereoprti americani che si vedono nei film, tutti che aspettano qualcosa, il proprio presunto “volo”.
All’improvviso mi accorsi di fianco a me tre signore sulla cinquantina, parevano dell’est,  sia dall’abbigliamento a tinte marroni e violacee, sia dalla lingua poco delicata.

Aspettavano come me, discutendo come tre dame del settecento che si apprestano a sorseggiare il thé delle cinque. Eranno in attesa di qualcosa appunto; ed era evidente.
Mi accendo l’ennesima sigaretta, quella dell’attesa, la classica che non dovresti fumare, perchè poi te ne penti o forse perchè ne hai appena spenta una, eppure non sai che altro fare nell’impaziente attesa.

Arriva all’appuntamento con l’est, un improbabile uomo sulla sessantina, molto alto, borghese, dai capelli bianchi, baffi lunghi ancora più bianchi; occhiali da intenditore di vini, garbato, educato e gentile, insomma un italiano di buone maniere. Si presenta alle tre signore vestito da tagliaerbe. La conversazione si fa fitta e intrigante anche se l’italiano non è sempre la lingua ufficiale.

Il borghese giardiniere, inviato come araldo o talent scout da una famiglia brianzola facoltosa offre un lavoro da colf, ribadendo con insistenza la differenza sostanizale tra colf e badante. Le tre sorelle soviet si arrabattano cercando di convincerlo a sfilare un posto fisso. Il confronto è acceso. Un testa a testa di referenze. “Lei deve capire, signore, io aspettare questo lavoro, tanta attesa, capisce!”

Gettai il mozzicone oramai diventato un filtro ingiallito nella pozza davanti a me.  Ecco il mio amico che attendevo, finalmente è arrivato; ecco finalmente l’atteso verdetto per le signore dell’est…che attesa sconfinata.
Tutti attendono e prima o poi (e forse è qui che sta l’avventura), la risposta arriva, inaspettata appunto.

Io attendo, fiducioso della risposta.

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