
La carta stampata è stata superata dal Web. La televisione è ancora irragiungible. E il giornalismo sta ontologicamente cambiando natura. Ma verso dove?
Carta stampata
Dopo una succulenta e ambiziosa chiaccherata con un mio amico giornalista (che chiamiamo L.B.) circa il futuro del suo settimanale (di cui non faccio nomi), è venuto a galla un giudizio importante. Egli ritiene che il futuro della carta stampata è nelle mani del quartiere, cioè nelle news locali.
L.B. mi spiegava che in questi ultimi anni, come tutti sanno, la carta sta perdendo terreno rispetto al Web, ma c’è una nicchia di quotidiani locali che, non solo tiene il passo, ma è persino superiore per quanto riguarda il rapporto tra numero dei lettori e tiratura del quotidiano.
Perchè? Bhè evidentemente è più interessante leggere le notizie che ti riguardano più da vicino, che ti toccano maggiormente, che provengono dal tuo paesino che conosci alla perfezione, dove risiedi da sempre; o forse no?
La discussione è morta lì e probabilmente il motivo che ho descritto è banale e non tiene conto di tutti i fattori; dovremmo entrare più nel merito, approfondirlo di più, in maniera serrata, magari con numeri alla mano (si accettano opinioni e consigli in proposito). Un articolo interessante che spiega questo fattore è sul sito LSDI dal titolo:
” L’ iperlocalismo è la vera innovazione”.
Tuttavia mi ha fatto venire in mente i diversi approcci e i relativi mutamenti che i vari media chiamano: “fare giornalismo”
La zattera di salavtaggio. Il gossip
Ed ecco cosa ci rimane. Il giornalisimo che resta intatto, (e con intatto intento dire che non perde lettori e quindi guadagni) è il giornalismo basato sul gossip.
Il gossip non muore mai, le vicessitudini (in particolare amorose) dei nostri miti cinematografici, veline, sportivi sono esmpre sulla cresta dell’onda, creano interesse.
Per questo molti quotidiani danno sempre più spazio alla cronaca rosa. E in effetti oggi le discussioni delle “comare di un paesino che non brillano certo di iniziativa” (così cantava il grande De Andrè) è sempre più attivo; la psicosi della chiacchera, lo spettegolare su altri ominidi è passatempo ormai consolidato e attira molti lettori, anche tra gli uomini.
A questo punto mi sovviene una domanda. Ma alla gente cosa interessa quando si alza alla mattina? Certo non corre pù a prendere il quotidiano preferito per leggere l’ultimo editoriale intelligente e con un giudizio capace di muovere le montagne del proprio direttore prediletto; anche perchè probabilmente l’ha già letto sul suo smartphone che ha appena vibrato sul suo comodino di fianco al letto al momento della sveglia.
Ma allora cosa ci interessa? Non è forse il momento per approfondire questo argomento, ma meditate gente, meditate.
TV
Se ci facciamo caso anche la televisione sta andando in una strana direzione. I telegiornali per esempio propongono video di cittadini postati online e inviati alla redazione (vedi You Reporter).
In effetti, pensandoci bene, chi glielo fa fare alla redazione di SkyTg 24 di mandare inviati in giro per il mondo, pagarli, imbaccucarli con elmetto, giubbotto antiproiettile e gelato, quando nel mondo ci sono miliardi di teleofnini pronti a filmare tutto in real-time?.
L’ultimo secolo è infatti caratterizzato dalle immagini più che dalla prosa, quello che interessa, quello che incuriosisce, non è tanto il resoconto pseudoprovato, che la conduttrice racconta, ma le immagini che scorrono sul tuo schermo, qualunque esso sia; tu vuoi vedere, essere presente, solo così puoi farti un vero giudizio; bhè, personalmente mi sa tanto di approssimazione e pochezza nel giudizio.
Devo ammettere però che nell’età adolescenziale (mi spiace, ma l’età prematura è importante sottolinearla) guardavo le immagini del telegiornale del canale ammiraglia della Rai circa la guerra in Iraq. Ero colpito da quella notte illuminata dall’artiglieria contraerea irachena invece della descrizione degli accadimenti, anche se raccontati con tracotanza dalla bellissima giornalista con rossetto e permanente (ammetto sono un italiano medio, magari un pò ignorante e poco invogliato a giudicare)
E qui entra il gioco il Web.
Venite gente! Venite! Tutti possono essere giornalisti, scrivere, condividere opinioni, farsi seguire, farsi leggere, creare informazione. E’ la pura verità!
(del resto state leggendo questo articolo, anche se il qui presente non lo troverete all’interno dell’albo).
Circa un anno fa un noto quotidiano italiano, terzo per tiratura, anch’esso puntava (e punta ancora) fortemente al web col propio sito, proprio come la maggior parte dei suoi concorrenti; uscì con un pay-off molto accattivante: “con “xyz” la tua opinione fa informazione”. Era chiaro che spingeva gli utenti del prorpio sito a commentare maggiormente, dando un importanza elevata alle opioni delle persone, e questa volta non per il solito sondaggio statistico del nostro amato Mannheimer, ma per un vero e prorpio risalto e visibilità sulla home page di un quotidiano. Bell’idea verrebbe da dire, non nuova per altro, e quindi? Cosa ha portato? Conoscendo personalmente i numeri e l’AD del quotidano in questione, questo metodo ha portato (certo affiancata ad una strategia di web marketing) quasi il doppio degli accessi in un anno.
Non conclusione…
Secondo il mio modesto parere, non si può concludere questo argomento con un punto e a capo, ma con dei puntini di sospensione. Quei puntini che invogliano, sia sulla carta, che sul web che in televisione, ad andare avanti, andare avanti a guardare, osservare, giudicare e studiare il mutamento sempre più repentino del giornalismo.
E secondo voi il giornalismo sta ontologicamente cambiando natura? …
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