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19/01/2010 Lascia un commento

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Perchè queste foto?

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18/01/2010 Lascia un commento

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>Perchè queste foto?

Categories: iPolaroid

iPolaroid picture #1

17/01/2010 2 commenti

Ciao a tutti,

da oggi, oltre a continuare a osservare, criticare e quindi cercare di dare un giudizio personale su ciò che più mi colpisce, inserirò una nuova categoria nel mio particolare blog, “iPolaroid”. Perché? Bhè, innanzitutto sono un appassionato del bello, di ciò che mi circonda, della realtà e spesso mi viene spontaneo catturare un momento chiave, decisivo, importante nelle mie giornate. E in secondo luogo a mio parere si può esprimere il proprio personale pensiero anche con la macchina fotografia. Certo non sono un professionista, ma anche per quanto riguarda la scrittura, come avrete potuto sicuramente leggere nei miei post, non sono nemmeno Dante Alighieri, il sommo poeta.

Spero di farvi cosa gradita. Accetto, come sempre, pareri e commenti.

p.s.

Una piccola annotazione tecnica. Le foto, come avrete notato dal nome della nuova categoria sul blog, saranno quasi tutte con una Polaroid. In un secondo momento spiegherò anche il motivo, strettamente stilistico.

Buona visione.

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Categories: iPolaroid

Giorgio Gaber: “Il giornalismo, che riesce a dire tutto senza dire niente”

15/01/2010 Lascia un commento
Categories: Journalism

Il vero futuro del giornalismo? Carta, Tv o Web

14/01/2010 1 commento

La carta stampata è stata superata dal Web. La televisione è ancora irragiungible. E il giornalismo sta ontologicamente cambiando natura. Ma verso dove?

Carta stampata
Dopo una succulenta e ambiziosa chiaccherata con un mio amico giornalista (che chiamiamo L.B.) circa il futuro del suo settimanale (di cui non faccio nomi), è venuto a galla un giudizio importante. Egli ritiene che il futuro della carta stampata è nelle mani del quartiere, cioè nelle news locali.
L.B. mi spiegava che in questi ultimi anni, come tutti sanno, la carta sta perdendo terreno rispetto al Web, ma c’è una nicchia di quotidiani locali che, non solo tiene il passo, ma è persino superiore per quanto riguarda il rapporto tra numero dei lettori e tiratura del quotidiano.
Perchè? Bhè evidentemente è più interessante leggere le notizie che ti riguardano più da vicino, che ti toccano maggiormente, che provengono dal tuo paesino che conosci alla perfezione, dove risiedi da sempre; o forse no?
La discussione è morta lì e probabilmente il motivo che ho descritto è banale e non tiene conto di tutti i fattori; dovremmo entrare più nel merito, approfondirlo di più, in maniera serrata, magari con numeri alla mano (si accettano opinioni e consigli in proposito). Un articolo interessante che spiega questo fattore è sul sito LSDI dal titolo: ” L’ iperlocalismo è la vera innovazione”.


Tuttavia mi ha fatto venire in mente i diversi approcci e i relativi mutamenti  che i vari media chiamano: “fare giornalismo”


La zattera di salavtaggio. Il gossip
Ed ecco cosa ci rimane. Il giornalisimo che resta intatto, (e con intatto intento dire che non perde lettori e quindi guadagni) è il giornalismo basato sul gossip.
Il gossip non muore mai, le vicessitudini (in particolare amorose) dei nostri miti cinematografici, veline, sportivi sono esmpre sulla cresta dell’onda, creano interesse.
Per questo molti quotidiani danno sempre più spazio alla cronaca rosa. E in effetti oggi le discussioni delle “comare di un paesino che non brillano certo di iniziativa” (così cantava il grande De Andrè) è sempre più attivo; la psicosi della chiacchera, lo spettegolare su altri ominidi è passatempo ormai consolidato e attira molti lettori, anche tra gli uomini.
A questo punto mi sovviene una domanda. Ma alla gente cosa interessa quando si alza alla mattina? Certo non corre pù a prendere il quotidiano preferito per leggere l’ultimo editoriale intelligente e con un giudizio capace di muovere le montagne del proprio direttore prediletto; anche perchè probabilmente l’ha già letto sul suo smartphone che ha appena vibrato sul suo comodino di fianco al letto al momento della sveglia.
Ma allora cosa ci interessa? Non è forse il momento per approfondire questo argomento, ma meditate gente, meditate.


TV
Se ci facciamo caso anche la televisione sta andando in una strana direzione. I telegiornali per esempio propongono video di cittadini postati online e inviati alla redazione (vedi You Reporter).
In effetti, pensandoci bene, chi glielo fa fare alla redazione di SkyTg 24 di mandare inviati in giro per il mondo, pagarli, imbaccucarli con elmetto, giubbotto antiproiettile e gelato, quando nel mondo ci sono miliardi di teleofnini pronti a filmare tutto in real-time?.
L’ultimo secolo è infatti caratterizzato dalle immagini più che dalla prosa, quello che interessa, quello che incuriosisce, non è tanto il resoconto pseudoprovato, che la conduttrice racconta, ma le immagini che scorrono sul tuo schermo, qualunque esso sia; tu vuoi vedere, essere presente, solo così puoi farti un vero giudizio; bhè, personalmente mi sa tanto di approssimazione e pochezza nel giudizio.
Devo ammettere però che nell’età adolescenziale (mi spiace, ma l’età prematura è importante sottolinearla) guardavo le immagini del telegiornale del canale ammiraglia della Rai circa la guerra in Iraq. Ero colpito da quella notte illuminata dall’artiglieria contraerea irachena invece della descrizione degli accadimenti, anche se raccontati con tracotanza dalla bellissima giornalista con rossetto e permanente (ammetto sono un italiano medio, magari un pò ignorante e poco invogliato a giudicare)


E qui entra il gioco il Web.
Venite gente! Venite!  Tutti possono essere giornalisti, scrivere, condividere opinioni, farsi seguire, farsi leggere, creare informazione. E’ la pura verità!
(del resto state leggendo questo articolo, anche se il qui presente non lo troverete all’interno dell’albo).
Circa un anno fa un noto quotidiano italiano, terzo per tiratura, anch’esso puntava (e punta ancora) fortemente al web col propio sito, proprio come la maggior parte dei suoi concorrenti; uscì con un pay-off molto accattivante: “con “xyz” la tua opinione fa informazione”. Era chiaro che spingeva gli utenti del prorpio sito a commentare maggiormente, dando un importanza elevata alle opioni delle persone, e questa volta non per il solito sondaggio statistico del nostro amato Mannheimer, ma per un vero e prorpio risalto e visibilità sulla home page di un quotidiano. Bell’idea verrebbe da dire, non nuova per altro, e quindi? Cosa ha portato? Conoscendo personalmente i numeri e l’AD del quotidano in questione, questo metodo ha portato (certo affiancata ad una strategia di web marketing) quasi il doppio degli accessi in un anno.


Non conclusione…
Secondo il mio modesto parere, non si può concludere questo argomento con un punto e a capo, ma con dei puntini di sospensione. Quei puntini che invogliano, sia sulla carta, che sul web che in televisione, ad andare avanti, andare avanti a guardare, osservare, giudicare e studiare il mutamento sempre più repentino del giornalismo.
E secondo voi il giornalismo sta ontologicamente cambiando natura? …
Categories: Journalism

Sintetizziamo la vita

13/01/2010 Lascia un commento

Emmanuel Mounier

«È necessario soffrire, perché la verità non si cristallizzi nella dottrina» [Emmanuel Mounier]

Di conseguenza anestetizzare, condannare, tagliare, fuggire, censurare qualsiasi desiderio umano è un tentativo di eliminare l’umano, l’uomo. Il problema è, al contrario, assumere tutto l’umano e in questo caso la situazione che si presenta nella tua vita, e andare a fondo della questione, prendere sul serio il tuo cuore.

Solamente prendendo sul serio la nostra umanità nella sua totalità, senza censurare nulla, senza imporle schemi prestabiliti, un uomo può arrivare a dire Tu al Mistero, passando per i gemiti del parto che ogni istante della vita contiene. Gemiti che sono la condizione della nostra umanità dandole una felicità che, personalmente, vedo in tutto ciò che è nato attorno a me.Ci vuole però una modalità imprescindibile, un innamoramento vissuto obbedendo.

Il rischio è quello di una riduzione della fede a senso religioso, a etica o a sentimento, come sta avvenendo nella nostra epoca.

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Google News | Gradite una news? Pagare!

03/12/2009 2 commenti

La solita mattina, eccoti nel tuo ufficio. Accendi il tuo pc , guardi la tua posta elettronica? E poi? Al lavoro…? Certo, ma prima dai uno sguardo furtivo alle news, a quello che succede ed è successo nel mondo; e via su Google news

Ma, STOP, fermo, attenzione, il web non è più di cioccolato, zabaione, miele e frutta candita, ora le news si pagano!

Pensavi di cavartela per sempre così, e invece fuori l’argent, come dicono i francesi, cacciare la lira, come diciamo ancora noi italiani, anche se siamo con la moneta unica da quasi 10 anni… In effetti a pensarci bene io non compro un quotidiano, (a parte quando scrivono le lettere i miei amici su un noto quotidiano elefantino) da molti anni; e ora? Dovrò ricominciare a pagare?

Sembrerebbe proprio di sì. Google ha annunciato un nuovo sistema che consentirà agli editori di obbligare gli internauti a identificarsi e pagare un diritto d’accesso se consulteranno oltre cinque articoli al giorno sul sito Google News.
(Piccola annotazione, Google diventerà in questo modo l’homepage sostitutiva gratuita delle testate a pagamento)

Bene se fosse così bisognerebbe fare tre piccole annotazioni:

1. Cinque is the magic number
Con cinque click giornalieri gratuiti su google news, quindi cinque notizie da poter leggere gratuitamente senza pagare bisognerà ponderare e scegliere accuratamente quel che si vuole leggere, in maniera quasi maniacale. Mi auguro almeno che Google trovi il sistema di profilare in modo più pertinente le news che sono solito guardare. (Della nuova dieta scoperta in Tanzania non m’importa, mi piace la mia pancetta, è sexy…così dice mia moglie…)

2. Ma saranno disposti i giornali online a far pagare i loro articoli anche sul loro sito oltre che su Google News?
Ma perché dovrei andare a pagare delle notizie su Google News quando i quotidiani on line le offrono gratuitamente? Non mi sorprenderebbe, quindi, che gli editori delle testate giornalistiche on line cominciassero anch’essi a farsi pagare profumatamente. Di conseguenza viene subito in mente l’esperienza fallita del New York Times, che è tornato sui suoi passi, dopo aver richiesto ai suoi lettori il pagamento di un abbonamento per accedere ad alcune sezioni del sito (editoriali, articoli in archivio. Dopo attente analisi (al portafoglio) si sono accorti che le stime per il futuro indicano come gli annunci pubblicitari possano garantire maggiori introiti. “Non ci aspettavamo di ricevere così tanti visitatori direttamente da motori di ricerca come Google e Yahoo”, ha detto la responsabile del sito Vivian L. Schiller. Una massa di utenti che spesso si scontra contro le pagine a pagamento e se ne va. Per il giornale americano, spiega la Schiller, meglio lasciar perdere gli abbonamenti e puntare su contenuti gratuiti accompagnati da inserzioni e pubblicità.

3. Aveva ragione mio padre, il formato digitale non ha…profumo!
Se fossi costretto a dover per forza pagare per leggere una notizia, mi spiace, sarò controproducente, ma ricomincerò a comprare il buon vecchio giornale cartaceo, in quella piccola edicola all’angolo, con la solita sbirciatina sul lato B delle riviste patinate. Ricordiamo inoltre il buon profumo di quella carta appena stampata, quella stessa carta che viene da quel grande albero del Nicaragua, che profuma di mosto selvatico, tutta un altra lettura!

Quindi, capisco tutte le necessità degli editori e la mano allungata da parte di Google a Murdoch e viceversa, ma qui bisogna schierarsi, non si può essere insipidi; pensa a quante notizie guardi tutti i giorni sul tuo pc dell’ufficio, quando magari hai quell’attimo di pausa, di rilassamento, il classico stiracchiamento…ora dovrai pagarlo, sei disposto? Forse sì? Perché?

P.s. Avviso ai lettori. Questo articolo è gratuito, per ora!

Categories: Journalism

Felicemente triste

01/12/2009 Lascia un commento

Ti ritrovi solo, anche se in mezzo a centinaia di auto e Tir, incolonnate in autostrada, la solita autostrada,  le solite auto lampeggianti, i soliti enormi e gorgoglianti Tir. I soliti pensieri che ti annebbiano la concetrazione, sempre massima onde evitare l’impatto funesto che già mi colse in passato. La solita pioggerella che entra dovunque. I soliti pensieri che ti entrano ovunque.

Dicevo, ti ritrovi in mezzo alla carreggiata, in mezzo ai tuoi pensieri, che si susseguono come gli specchietti  delle auto, che superi evitandoli con estrema maestria, quasi con facilità.
Non superi però con la stessa facilità i pensieri che continuano, gli stessi pensieri, commenti, domande e autorimproveri, che ti invadono la corsia della normalità; devi stare, essere sempre vigile per non cadere, anche qui, sapendo che sarà una caduta molto più pericolosa.

E la meta? non è la tua casa, ma l’ospedale. La nascita, una nuova vita…due nuove vite, due nascite, i tuoi amici, le loro facce quando escono dalla sala e ti dicono, è nata in un caso, è nato nell’altro. E tu? Cosa ci fai lì? La pioggerellina che ti batte ancora in testa, come se piovesse da sempre, come se fosse normale. I pensieri battono ancora imperterriti, continui a pensare a cedere alla tentazione dolorosa.

Ma continui…perchè? Perchè, non si sa come, sei contento, sei felice.
Ti ritrovi felicemente triste davanti ai miracoli.

Ha smesso di piovere e non l’hai deciso tu.

Categories: Moleschine

Google Wave, Inviti

30/11/2009 1 commento

Qualche giorno or sono, mi apparve nella casella e-mail ovviamente di Gmail una mail da Google, più precisamente Wave.
Se vi siete già persi a questo punto del post, non capendo di cosa sto parlando, non vi faccio perdere tempo e vi consiglio di leggere un altro post, quello precedente è forse più interessante.

Comunque per farla breve, Google Wave non solo mi ha dato la possibilità di fare parte dei fortunati a testare il nuovo “social” di Mountain View, mi ha dato anche la possibilità di inviate ben 12 persone! Qundi chi fosse interessato si faccia avanti.

Ovviamtente commentando a questo post con la propria mail!

Categories: Web

Liberazione N°2

27/11/2009 Lascia un commento

Non mi basta stasera un libro o una canzone o un amore di donna, né può la confusione respingere la noia di una vita mancata…

Ma Tu, Tu solo puoi riempire il vuoto della mia mente, aprire il cuore di chi non sente… e poi giocare coi miei pensieri, farmi sentire come nato ieri.

Non darò la mia vita, unica eppure vuota alla politica idiota o ad un altro ideale inventato da me di cui resto padrone o schiavo…

Ma Tu, Tu solo puoi riempire il vuoto della mia mente, aprire il cuore di chi non sente… e poi giocare coi miei pensieri, farmi sentire come nato ieri.

Questo amore strano è nato come un figlio che nessuno ha aspettato, e perché proprio adesso vogliam farci padroni di un amore donato?

Ma Tu, Tu solo puoi riempire il vuoto della mia mente, aprire il cuore di chi non sente… e poi giocare coi miei pensieri, farmi sentire come nato ieri.

C.Chieffo

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